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Stare insieme può essere la salvezza

Il progetto IESA, di convivenza a tempo pieno o part time, nelle parole delle protagoniste

🔊 Puntata 1007


Stare insieme può essere la salvezza

Il problema della casa è un problema enorme in Italia e lo è a maggior ragione per le persone che vivono sofferenze psichiche. Quando cercano un appartamento, si confrontano con stereotipi ancora vivi e magari non possono contare su un lavoro che dia loro la possibilità di pagare regolarmente un affitto. In altri casi invece, possono avere bisogno di un accompagnamento fino al momento in cui si sentono forti e autonome abbastanza per vivere da sole.

Psicoradio mette così a fuoco il tema dell’Abitare e dedica una prima puntata al progetto IESA, nato in Belgio (le radici risalgono addirittura a 700 anni fa) e arrivato in diverse città italiane.

A spiegarci di che si tratta è Rita Lambertini, educatrice del Dipartimento di Salute Mentale di Bologna e operatrice del progetto IESA.

“Iesa sta per Inserimento Etero Familiare Supportato di Adulti, nel senso di una ospitalità che può essere full time, ovvero una convivenza tout court, cioè si vive insieme, nella propria casa, insieme a una persona inviata dai centri di salute mentale. Oppure ci può essere un progetto part time, ovvero si passano insieme alcune ore, alcuni momenti della giornata, una o più volte la settimana, insieme a una persona a cui si è stati abbinati per affinità, per condividere momenti ludico ricreativi, ma anche di sostegno dove ce ne può essere bisogno. La prima convivenza all’interno di questo progetto IESA a Bologna risale al 2009, quindi è un progetto che ha una storia”.

Ad oggi nel territorio bolognese sono attive 25 convivenze, di cui 10 full time e 15 part time. L’ospite versa all’ospitante un contributo pari a 1100 euro ogni mese per il full time. Se l’ospitato non è in grado di versare il contributo interamente interviene l’Azienda USL, che versa alla persona che ospita la cifra mancante. C’è un contributo anche per l’ospitante part time: 23 euro a incontro.

Nella nostra puntata potrete ascoltare le esperienze di Margherita, ospite part time e di Erika e Marzia, ospitanti.

Ci ha detto Margherita: “La mia esperienza è stata molto positiva perché mi trovavo in un momento difficile, rientrata nella città dopo varie problematiche gravi. E’ stato fatto innanzitutto un lavoro eccellente nella selezione della persona candidata a incontrarmi. A noi piacevano i viaggi, andare al cinema, andare ai musei, nei parchi e abbiamo iniziato a conoscerci, all’inizio magari prendendo un caffè, parlando ognuno un po’ di noi. Ho finito il programma l’anno scorso, ma l’amicizia è continuata nel tempo. Per me è stata una salvezza…”.

Ecco invece alcune delle riflessioni di Marzia e Erika:
“Ho avuto due esperienze e l’abbinamento è stato quello che mi ha sorpreso maggiormente, perché nella prima esperienza è nata proprio una serie di passioni in comune, le attività che facevamo insieme ci gratificavano entrambe. Sono in pensione e ho sempre lavorato nei servizi sociosanitari, quindi avevo già avuto contatto con persone fragili e avevo questa spinta a confrontarmi… avvertivo l’isolamento che possono vivere le persone, delle volte anche solo una passeggiata, andare a prendere un caffè, il semplice chiacchierare è gratificante. Nella seconda invece esperienz,a l’aggancio è stato il mio cane, perché questa ragazza aveva dovuto lasciare il suo e il mio cane è stato l’anello di congiunzione per fare delle passeggiate e abbiamo condiviso questo amore per gli animali “.

“Possono capitare dei momenti di confusione, e quindi bisogna essere pronte di fronte a momenti in cui l’ospite è down. Possono esserci quindi appuntamenti mancati, magari la persona si nega e bisogna cercare di essere vicino senza essere troppo invadenti, riconoscere il disagio e applicare un ascolto attivo, nello stesso tempo cercare di spronare e di non lasciar perdere troppo… la cosa che ho imparato è mettersi a disposizione e ascoltare”.

“Ho una esperienza di grandissimo affetto che ricordo molto e conservo nel cuore. Avevo invitato la mia ospite al compleanno di mio papà, una persona anziana in un contesto di persone anziane. Lei ha partecipato come se fosse andata alla festa di un suo familiare, si sentiva parte della famiglia, come io l’ho sentita parte della mia famiglia”.

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