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Ansia da guerra

La salute mentale dei giovani adulti è profondamente segnata dagli eventi traumatici globali. Alcune ricerche approfondiscono il tema

🔊 Puntata 1015


Ansia da guerra

Qual è l’impatto di ciò che accade nel mondo sulla salute mentale? I cambiamenti climatici, le guerre, che effetti producono sulle nostre menti, e in particolare sulle menti dei più giovani?

Ne abbiamo parlato con la professoressa Barbara De Rosa, docente di psicologia dinamica  all’Università Federico II di Napoli, e Giorgio Maria Regnoli, psicologo clinico al terzo anno di dottorato di ricerca. Insieme stanno  svolgendo una serie di studi dedicati all’impatto che hanno conflitti, eventi traumatici globali sulla salute mentale dei giovani adulti. In particolare stiamo parlando di studentesse e studenti dell’Università di Napoli a cui De Rosa e Regnoli, attraverso un sondaggio hanno chiesto quali fossero le loro preoccupazioni principali. Ne è emerso che tra le preoccupazioni collettive sono centrali quelle relative alla guerra e al cambiamento climatico. Da qui sono partiti due filoni di ricerca, in questa puntata di Psicoradio approfondiamo quello dedicato all’ansia generata dai conflitti: dall’Ucraina a Gaza, all’Iran.

La ricerca mette in evidenza anche come il tipo di informazione a cui sono sottoposti i giovani adulti incida sul livello di ansia generata dalle notizie sui conflitti. “Non soltanto la frequenza di esposizione o il contenuto informativo a cui si è esposti possono avere un impatto sulla salute mentale, ma anche effettivamente tale esposizione alimenta un processo, accresce un processo psicologico, che rientra nell’area della traumatizzazione” spiega Regnoli.

Barbara De Rosa, docente di psicologia dinamica all’Università di Napoli, condivide con noi una riflessione sul mito della prestazione, un mito contemporaneo: “Quando noi abbiamo  chiesto ai ragazzi quali fossero le loro principali preoccupazioni, è emersa anche la  preoccupazione rispetto ad una cultura della prestazione che si è affermata da decenni nel nostro contesto occidentale. E’ una tendenza alla velocità, all’urgenza di fare le cose, alla competizione con l’altro, con l’altro che dovrebbe essere il mio solidale, l’amico all’università, che non è quello con cui condivido le difficoltà e mi aiuta, ma è quello con cui competo. I giovani si sentono di dover assicurare prestazioni che eccedono le loro capacità…  in questa cultura, l’errore e il fallimento sono una specie di tabù, questa pressione al “prestazionale” ha molto a che fare con il disagio dei giovani, si aggiunge ad altri fattori di ansia e per questo oggi si parla di una situazione contemporanea di poli-crisi.”

Durante i laboratori organizzati all’Università di Napoli la professoressa De Rosa ha colto una reazione diffusa tra gli studenti, di fronte agli accadimenti a Gaza: “Ragazze e ragazzi si sentono sconvolti da quello che sta succedendo in Palestina, si sentono impotenti. L’unica cosa che sentono di poter fare è essere esposti alle immagini dei social che vengono da lì, se interrompono quello scroll, si sentono in colpa; è una cosa terribile, perché quando un evento eccede la mia capacità di gestirlo, ci si inizia a difendere, può entrare in campo l’indifferenza, la saturazione, l’anestesia”.

Copyright: Creative Commons Share I Like, Autore: Montecruz Foto
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