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Oltre le statistiche: capire la violenza giovanile

Dal rapporto Disarmati di Save the Children, un’analisi sull’aumento dei reati tra i giovani: cause e strategie di prevenzione

🔊 Puntata 1014


Oltre le statistiche: capire la violenza giovanile

Sempre più spesso le cronache raccontano episodi di violenza che vedono protagonisti ragazzi sempre più giovani. Ma cosa c’è davvero dietro a questo fenomeno?

In questa puntata di Psicoradio partiamo dai dati del rapporto Disarmati di Save the Children per capire come sta cambiando la violenza giovanile in Italia. Attraverso le voci dei due autori della ricerca, Antonella Inverno -capo dipartimento ricerca, analisi dei dati e formazione di Save the Children- e il giornalista Danilo Chirico analizziamo l’aumento dei reati commessi da minorenni, con particolare attenzione all’uso delle armi bianche. Ci interroghiamo sulle cause sociali ed educative che determinano questo fenomeno: la paura, la fragilità del dialogo tra adulti e adolescenti, il ruolo dei social media, il senso di solitudine e la responsabilità della scuola, della famiglia e della comunità.

Qualche dato: l’Italia è tra i paesi europei con il tasso di criminalità minorile più basso, ma negli ultimi anni è aumentato il numero di minorenni denunciati per reati violenti come rapina, lesioni personali, minaccia e rissa. I casi di lesioni personali sono più che raddoppiati: da 2410 a 4650 nel giro di dieci anni. Le segnalazioni per porto abusivo di armi sono passate da 778 nel 2019 a 1946 nel 2024.

La ricerca approfondisce in particolare i casi di Milano, Roma, Napoli, Bari e Terni, ma analizza anche i dati nazionali, ed emergono situazioni comuni che riguardano l’utilizzo delle armi bianche, in particolare i coltelli. La violenza giovanile non riguarda solo alcune classi sociali o alcuni territori, ma anche i quartieri più ricchi. L’altro elemento in comune è uno svuotamento affettivo: sembra mancare un dialogo autentico in famiglia e nelle scuole.

“Non ci troviamo di fronte a un’emergenza criminalità minorile, come spesso leggiamo sui giornali o nei discorsi pubblici -racconta Antonella Inverno-, c’è però un aumento dei reati di natura violenta e un cambiamento nella qualità della violenza che i ragazzi esercitano sulla strada, cioè una violenza più gratuita ed efferata. Sono ragazzi e ragazze che spesso hanno problemi di natura psicologica e che, dal nostro punto di vista, vengono etichettati prima di aver messo in campo tutti quegli strumenti educativi che potrebbero far evolvere i loro percorsi in altra maniera”.

Nell’intervista emerge che per questi comportamenti c’è una tendenza dei ragazzi a pensare che il coltello sia parte di un kit quotidiano da portarsi per essere integrati nel gruppo, mentre invece molti ragazzi dicono di avere paura di un contesto ostile e quindi di portarlo dietro per difesa.

“Poi c’è la musica, in particolare la trap, che è anche una via d’uscita dalla strada. Negli studi di registrazione, che sono sempre più numerosi in Italia, i ragazzi imparano anche le regole del fare musica e l’impegno che ci vuole per produrre un brano, quindi attraverso questo possono approcciare anche la loro vita quotidiana con un altro spirito. Ci sono ragazzi che hanno fatto una fortuna milionaria su questo genere musicale, che hanno veramente sperimentato questo stile di vita e che quindi raccontano la realtà” spiega Danilo Chirico.

Questa puntata cerca di individuare le radici della violenza minorile e ci aiuta a riflettere su come prevenirla: non va interpretata come una serie di episodi isolati, ma come un fenomeno strutturale in cui c’è una continuità tra i comportamenti in tutti i territori, anche in contesti sociali differenti. Quindi la marginalità sociale ed economica di questi gruppi di giovani attraversa trasversalmente tutti i luoghi e gli stati sociali, arrivando a produrre il “meticciato della devianza”, un grande miscuglio di ricchi e poveri, di italiani e stranieri, e di prime e seconde generazioni di stranieri.

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