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Voci dal Festival del Terzo Settore

Come si può affrontare la solitudine? Psicoradio risponde a questa domanda attraverso le testimonianze delle associazioni

🔊 Puntata 984


Voci dal Festival del Terzo Settore

Come si combatte la solitudine? Psicoradio ha cercato di rispondere a questa domanda prendendo parte alla prima edizione di Partecipare per cambiare, il Festival del Terzo Settore dell’Emilia-Romagna, che si è svolto il 27 settembre in Piazza Lucio Dalla a Bologna. L’iniziativa, promossa dalla Regione Emilia-Romagna insieme ai Centri di Servizio per il Volontariato e i Forum del Terzo Settore, ha riunito oltre 150 associazioni, impegnate nella costruzione di comunità più attente ai bisogni delle persone. Psicoradio, insieme all’associazione Arte e Salute, ha partecipato come media partner e ha raccolto pensieri e testimonianze su un tema che attraversa tutti: la solitudine.

In questa puntata ascolterete le voci di alcune delle associazioni presenti all’evento. «Senza salute mentale non c’è salute». Lo ricorda Davida Zaccherini vicepresidente dell’associazione E pas e temp di Imola, che, assieme ad un gruppo di esperti, racconta l’esperienza di un gruppo teatrale e uno di percussioni: «Siamo stati capofila per tanti anni del progetto “Oltre la siepe”, rivolto agli utenti, ai familiari e ai volontari». Per Marina Mambelli, anche lei dell’associazione E pas e temp, la solitudine è mancanza di appartenenza: «Vivo sola, ma partecipo ad un coro e a un gruppo religioso. È questo che mi fa stare bene». Daniele Nesci, presidente dell’associazione Sorriso, riflette sul valore dell’aiuto reciproco: «L’ho scoperto con una tragedia familiare, talvolta bisogna soffrire per accorgersi di ciò che ci circonda. Non bisogna mai abbattersi, la cosa più bella è imparare dalle proprie difficoltà». Chiara, Luca e Davide, dell’associazione Altre Vie, raccontano come il loro impegno sia nato da un’esperienza scout: «La nostra associazione si occupa di testimonianza, fratellanza e missionariato». Katia dell’associazione You Net parla di legami che diventano cura: «Si trovano passioni, persone affini e si riempie quel vuoto che la solitudine lascia». «Lavoro con i bambini non vedenti. È strano dire tennis per un cieco, ma esiste. Lo sport è inclusione e toglie la gente dalla solitudine» è la visione di Nino Amirouche, psicologo e presidente di Un Bastone per l’Africa. Per Annalisa Dondi, dell’associazione Salviamo la ghiacciaia, la solitudine è una gran tristezza, ma gli incontri culturali possono offrire brevi e preziosi sollievi. «Quando riconosci i tuoi limiti, trovi un po’ di pace interiore» conclude Claudio Muscari di Fidas Bologna.

Tutte queste storie sono legate da una comune consapevolezza: impegnarsi per gli altri è una forma concreta di cura anche per sé stessi, una risposta alla solitudine e alla fragilità.

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