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Sono schizofrenica e amo la mia follia

La storia di Elena Cerkvenič, che ha trovato la sua felicità dopo una diagnosi di schizofrenia

🔊 Puntata 964


Sono schizofrenica e amo la mia follia

Elena Cerkvenič è nata a Trieste da una famiglia di minoranza slovena. Laureata in Lingue e letterature straniere moderne con 110 e lode, insegnava tedesco nelle scuole. Poi, un giorno, una diagnosi è piombata nella sua vita come un fulmine a ciel sereno: schizofrenia. Da quel momento è iniziato il suo percorso all’interno dei servizi di salute mentale, che dimostra come la cura possa davvero restituire la vita a una persona. Tornata a Trieste, Elena intraprende un viaggio interiore, durante il quale impara a mettere la propria malattia “all’angolo” , ma anche ad accettarla e amarla come parte di sé. Oggi la storia di Elena è diventata un libro, Sono schizofrenica e amo la mia follia, che ha come sfondo la Trieste di Franco Basaglia.

Sono schizofrenica e amo la mia follia è un racconto sotto forma di diario, dove l’autrice spiega che essere felici è possibile anche se si convive con un disturbo mentale, e dimostra come sia possibile vivere questi disturbi e soprattutto affrontarli senza stigmi e pregiudizi. Ci ricorda che convivere con la malattia mentale non significa necessariamente “guarire”, ma può voler dire anche trovare una forma di pace all’interno di essa. Elena stessa dice: “Per quanto mi riguarda, so che si può convivere, con una certa dose di felicità, con la malattia”.

L’importanza di sentirsi accettata e amata è un elemento centrale del racconto di Elena, così come l’accoglienza da parte degli operatori dei Servizi di salute mentale, in una Trieste in cui sono sempre aperti. “Vorrei che tutti sapessero dell’importanza vitale che il sistema pubblico della salute mentale di comunità ha per chi soffre di un grave disturbo mentale. E se ho avuto gli strumenti per rinascere dalle macerie in cui ero precipitata e imparare a vivere pienamente le mie giornate, lo devo ai servizi di salute mentale di Trieste”. Infine, Elena immagina di incontrare Basaglia, che ha reso possibile la sua cura e il suo inserimento nella società attraverso i suoi insegnamenti, e di esprimergli la sua gratitudine. “Così, Franco Basaglia è venuto da me. L’ho visto e mi sono vista. Io seduta sul mio letto del reparto, vestita con dei jeans e una t-shirt blu. Avevo dei bellissimi capelli biondi. Franco Basaglia mi saluta e mi sorride”.

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