Curupira, por favor ajude-nos!
Dopo Bolsonaro è difficile far funzionare di nuovo la salute pubblica in Brasile
🔊 Puntata 954
Il curupira è una creatura leggendaria del folclore brasiliano, che secondo la tradizione ha i piedi rivolti all’indietro. E’ anche il nome della radio creata in Brasile da alcuni studenti e professori. Abbiamo parlato con due di loro, Carol Vega Cabral e Marcio Maria Belloc, psicologi e professori dell’università federale di Parà in Brasile.
Erano in Emilia Romagna in occasione della diciassettesima edizione del Laboratorio Italo-Brasiliano di Formazione, Ricerca e Pratiche in Salute Collettiva, dal titolo “Solidarietà tra le persone, diplomazia civile e politiche pubbliche di salute collettiva in una prospettiva internazionale”. Il laboratorio è uno strumento di cooperazione tra università, enti e servizi sanitari del Brasile e della Regione Emilia-Romagna avviato nel 2014. Quest’anno si è tenuto a febbraio 2025, a Bologna.
“Il curupira è un’entità che si conosce da prima dell’arrivo degli europei in America Latina. È la madre o il padre della foresta, protettore dei boschi e degli animali, dell’ecosistema, e si assicura che non venga preso dalla foresta niente di cui non ci sia bisogno.” racconta Marcio.
La radio, in Brasile, permette di mandare messaggi anche individuali, anche solo da una persona all’altra. Svolge dunque una funzione molto diversa da quella della radio in Occidente, che non permette di comunicare uno a uno, ma intrattiene una folla di ascoltatori.
In Brasile è ancora forte e viva la cultura orale, ed è importante poter comunicare oralmente anche argomenti relativi alla salute mentale.
A Radio Curupira non si parla strettamente di salute mentale, ma si discutono temi considerati importanti dagli studenti che partecipano alla radio, e i problemi, i desideri e le esperienze di ognuno dei partecipanti; così si crea una comunità che “protegge” la propria salute mentale.
Marcio e Carol ci parlano poi della rinascita del loro paese dopo la fine del regime di Bolsonaro, e dei tentativi di recuperare politiche pubbliche che sono state distrutte dal suo governo. Ad esempio, è in atto una serie di sforzi per ridare forza alla salute pubblica e per riprendersi gli spazi di prevenzione legati alla salute mentale.
In Brasile, tuttavia, esiste anche un modo controverso di intendere la cura: i cosiddetti “parchi manicomiali”, istituzioni gestite da preti e chiese neo-pentecostali, dove la religione viene usata come trattamento. Si tratta spesso di luoghi di violenza e di morte, dove gli internati vengono isolati e possono comunicare con la famiglia solo tramite lettere, che vengono controllate da prima di essere spedite.
Nonostante l’esistenza di queste strutture, ci sono però anche servizi aperti, dove poter vivere la cura lontano dall’isolamento e dai soprusi.
“Il Brasile ha una rete di salute mentale molto ampia, il RAPS, ovvero la rete di attenzione psico-sociale. C’è gente che la conosce e mette la sua famiglia nelle mani di questi servizi aperti, però ci sono ancora molte persone che difendono il ricorso all’isolamento di chi ha un disturbo mentale” ci dice Carol.