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Parole in Folle

La salute mentale nei versi e nelle parole di giovani poeti africani. Spoken word e Slam poetry in visita a Psicoradio

🔊 Puntata 890


Parole in Folle

Il tuo dolore non è un fiume; non è qui per annegarti.

È acqua santa, qui per battezzarti.

Ma se senti il tuo petto esplodere,

quelli sono i tuoi polmoni, che si tramutano in scialuppe di salvataggio.

Il titolo della poesia è Reminder (Promemoria): è stata composta da Xabiso Vili, uno dei cinque poeti africani che sono venuti a trovarci negli studi di Psicoradio,  Il loro tour si chiama “Parole in Folle”, nell’ambito del progetto “One Global Voice” organizzato dell’associazione “Voci Globali”. Perché hanno scelto la poesia come forma espressiva? Cos’è lo spoken word? E la slam poetry? E com’è la situazione della salute mentale nei loro paesi d’origine, ovvero Senegal, Ghana, Costa D’Avorio e Sudafrica? A queste domande rispondono Placide Konan, Poetra Asantewa, Xabiso Vili e Zenixx e Sall N’Gaary. Sono giovani che fanno dello spoken word  – una forma espressiva poetica in voga negli ultimi decenni – uno strumento per parlare anche di problemi che riguardano la salute mentale.

Placide Konan, ad esempio, racconta che “in Costa d’Avorio, è solo da poco che il disagio psichico viene considerato una malattia che deve essere curata, perché è sempre stato messo in relazione a stregoneria, malefici e così via.” Questo vale anche per molte altre zone dell’Africa, in particolare le zone rurali: in vari paesi sussistono tuttora molteplici stereotipi, come racconta Poetra: “un pregiudizio è che i problemi di salute mentale debbano essere visibili, quindi se sei depresso devi mostrare alcuni sintomi specifici: se sei energico non puoi essere depresso, se hai cibo sulla tavola non puoi essere depresso. Questi pregiudizi sono davvero pericolosi perché significa che abbiamo creato degli stereotipi sulla salute mentale, per cui i problemi devono sempre manifestarsi nello stesso modo.”

Oltre a raccontare la loro esperienza con lo spoken word, i nostri ospiti-poeti hanno anche interpretato per gli ascoltatori di Psicoradio alcune delle loro poesie. Ad esempio Maux en mots (dolore in parole), declamata con alternanze e sovrapposizioni vocali dai fratelli N’gaary:

Ne parliamo, è la migliore terapia

Curiamo le malattie con le parole, questa è la vita

Essere disponibili l’uno per l’altro

ma non l’uno contro l’altro

Ad accompagnare i poeti c’era la giornalista Antonella Sinopoli, direttrice responsabile dell’associazione “Voci Globali” che fa informazione sull’Africa, sui diritti umani, sulla giustizia ambientale e sociale e sui fenomeni migratori. Attraverso progetti come “One Global Voice”, “AfroWomenPoetry” e “Parole in folle”, Voci Globali cerca di comprendere e mostrare come i giovani africani vivono il disagio mentale e come lo traducono in poesia.

 

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