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TACCHI A SPILLO

Un inizio d’anno sui tacchi

🔊 Puntata 576


TACCHI A SPILLO

 
  

Per aprire l’anno con brio e leggerezza, in questa puntata Psicoradio ripropone una spassosa ricerca sul fetish e in particolare sulla scarpa come feticcio erotico. Per approfondire il discorso abbiamo intervistato il sociologo della moda Nello Barile che attualmente insegna Sociologia dei Media e Politiche per la Cultura allo IULM. Abbiamo inoltre affidato un commento ironico e critico, e poi uno anche musicale, all’esplosiva canzone della ex redattrice di Psicoradio Giovanna Galligani, “Sexy Phone”. Si parla di tacchi a spillo, scarpe rosse, stivali, donna manager dominatrice ed erotismo del piede che da tempo ha preso “piede” nella seduzione, nella pubblicità, un po’ dappertutto. Ascolterete anche un’insolita classifica di calzature… molto speciale!

 

 

Ma cosa significa “feticcio”? La nostra ex redattrice Giovanna racconta: “La parola feticcio deriva dal termine fetisos coniato dai colonizzatori portoghesi, quando indicavano le pratiche delle popolazioni della Guinea.” Feticcio in pratica vuol dire “una parte per il tutto”: nel nostro caso, ci si riferisce a quando, invece di guardare una donna in toto, ci si sofferma un un dettaglio, in particolare sul piede. “I tacchi a spillo sono un feticcio sessuale”, dice Giovanna, perché donano un movimento particolare, molto sensuale, all’incedere di una donna.  Il sociologo Barile analizza la questione in profondità: “Si potrebbero dare molte spiegazioni, il tacco inteso come estensione fallica del piede. E il piede estetizzato con determinati tipi di scarpe si trasforma o rivendica una nuova posizione all’interno dell’attivazione del desiderio”. Voltando pagina, può capitare nella vita di vivere un periodo più o meno lungo di depressione o di trovarsi isolati per vari motivi dalla realtà, ovvero di “vivere in una bolla”, ci raccontano due redattrici. “Io nella mia bolla ci sono entrata da piccola per la mia situazione famigliare – dice una di loro – me la sono creata io e ci stavo bene. Assomigliava a quelle sfere di vetro natalizie in cui ci sono le case e tutto è in miniatura”.

 

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