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PSICHIATRI, PSICOLOGI, EDUCATORI HANNO UN CUORE?

Ma chi mi cura, ci tiene davvero a me?

🔊 Puntata 517


PSICHIATRI, PSICOLOGI, EDUCATORI HANNO UN CUORE?
 

 

Fare il terapeuta è solo un lavoro, che si conclude quando è finito il tempo del colloquio o della prescrizione di farmaci, o invece possiamo incontrare persone che provano empatia, trasmettono calore, diventano punti di riferimento nei momenti di difficoltà?
Questo interrogativo ha animato una discussione tra redattori/redattrici, e da qui è nata una nostra inchiesta.

 

La cura del disagio psichico passa attraverso la relazione che si instaura con il proprio terapeuta, con gli psichiatri, gli psicologi e gli operatori che si incontrano durante il proprio percorso.
Quali sono gli atteggiamenti  di chi ci cura che rendono più difficile il rapporto, o  le cose che danno proprio fastidio?  Quali sono invece i comportamenti che ci avvicinano alle persone ai quali ci affidiamo?
Cominciamo con le risposte dei redattori di Psicoradio, che raccontano incontri e scontri con psichiatri e operatori della salute mentale, del pubblico o del privato che prendono a cuore le singole situazioni, che danno sensazione di sicurezza o che spaventano per la loro freddezza.
Ne emerge una situazione variegata. Qualche redattore frequenta gli psichiatri da quando ha 6 o 7 anni e  ha conosciuto decine di medici; c’è chi ha sviluppato un rapporto di fiducia con la stessa psicoterapeuta che va avanti da più di dieci anni.
In molti casi le difficoltà non nascono dall’atteggiamento del terapeuta, ma dal fatto che è difficile avere il tempo e la tranquillità di potersi raccontare,  perché ogni psichiatra ha un alto numero di pazienti.
“La psichiatra che ho adesso secondo me è molto brava e mi fido molto di lei, ma ha una massa di pazienti, e per questo si attiva solo in caso di emergenza” – sostiene V.
In questi casi C. preferisce “chiamare un amico”, sfogarsi e attendere il primo momento utile per   parlare con il proprio psichiatra. Altri si affidano sia a uno psichiatra che a uno psicologo, per avere meno paura di trovarsi soli in caso di emergenza.
A volte nascono corto circuiti difficili da superare. Racconta V., “mi è stato proposto uno psicologo che era del 1987 e io non sono riuscito a fidarmi. Sapere che era solamente un anno più grande di me non faceva che scatenare la mia invidia per la sua situazione rispetto alla mia; pensavo a tutto tranne che alla psicoterapia”.
In ogni caso, come racconta L., che ha un ottimo rapporto con la sua terapeuta, “dopo tanti anni, continuo a raccontarmi e adesso riesco a prendere anche i farmaci con regolarità. L’obiettivo comunque è quello di cercare di stare meglio e non vederla più.”
Il seguito, un po’ più cattivo, alle prossime puntate…

 

 

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