“Direi che lo schizofrenico ha meno possibilità di compiere gesti violenti, rispetto a chi non lo è, perché spesso ha un vissuto di paura,di solitudine e di timidezza.”
Lo sostiene ai microfoni di Psicoradio Ivonne Donegani, direttrice del Dipartimento di Salute Mentale D.P. di Bologna. Anticipiamo così la riflessione sulla relazione tra pericolosità e disagio psichico che verrà affrontato dal convegno “Pericoloso chi?” del 17 febbraio.
“Faccio fatica a parlare di pericolosità del paziente psichiatrico – continua la dottoressa Donegani – E’ più probabile che ci possano essere atti violenti da parte di persone che stanno male e non sono in cura e quindi non riconoscono il loro problema, che andrebbe invece curato psicologicamente, farmacologicamente e con un intervento di inclusione sociale.”
Alla domanda se in ambito psichiatrico si può parlare di “raptus” la psichiatra risponde che non crede esista il raptus “ovvero una cosa che succede improvvisamente. C’è sempre qualche cosa di antecedente che può in qualche modo spiegare un certo evento. Spesso per la persona schizofrenica compiere un atto aggressivo equivale a compiere un atto d’amore.Ricordo un paziente che ha fatto del male a sua madre e voleva farne a se stesso: attraverso questo atto voleva porre fine ad una vita di sofferenza per entrambi.”