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Psicoradio - la radio della mente

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Fritto misto di parole

Questo spazio è a disposizione di tutte le persone che sanno cos'è la sofferenza psichica.

Mandateci poesie, disegni, racconti, fotografie e tutto quello che serve a esprimervi.

 

Da qui potete partire alla scoperta delle voci che hanno già condiviso con noi le loro parole.

 


 

Morena

“Bordeline in personalità istrionica a tratti psicotici”. Questo è il nome della malattia che mi affligge da tanti anni, così la chiamano gli psichiatri.

Non ci sono lastre che la fotografino (come per tutte le patologie psichiche, d’altronde); non è un ammasso tumorale o un’infezione causata da qualche strano virus e tutto questo era per me diventata un’ulteriore sofferenza.

Nella società dell’immagine tutto deve essere manifestato attraverso una forma fisica, e i miei genitori mi chiedevano insistentemente:

Cosa significa “sto male dentro”? Non sembri malata, ma poi dentro dove? Cosa –?

Il fatto di non poter mostrare nulle di visibile mi distruggeva, mi creava ulteriori sensi di colpa; quindi ad un certo punto ho deciso che io stessa sarei diventata “la macchina fotografica” del mio dolore.

 

Continua a leggere le storie di Morena.

 


 

Maurizio

Questa volta guardando il cielo mi pareva fosse un telo cerato, di un azzurro compatto che mi isolava e contraffaceva la luminosità del sole, viziava l'aria che respiravo e scatenava in me la voglia di squarciarlo, per tastare se davvero era una mia patetica impressione oppure se l'improvabile ipotesi aveva una sua realtà in quel momento.

Riflettevo e ripensavo alla stessa idea qualche notte di veglia già trascorsa, col cielo terso, abbondante di stelle ed una luna che quasi piena raffigurava più di un immagine, non vedevo solo le solite macchie lunari che si confondevano con un improbabile volto che guardava verso di me, ma avevo scorto altri due visi, uno che si poneva di tre quarti e l'altro del quale si delineavano chiaramente gli occhi. Quest'ultimo con uno sguardo profondo che sembrava sapere di me, e che forse era l'unico che potesse sapere. Sovrapponendo le due esperienze mi parevano coincidere nell'impossibilità di poterle testare, e quindi smentirle in quel momento.

Mi piombò in testa un'idea, e tutto in quel momento mi parve chiaro. Forse la parola chiave era “momento”, inteso come presente. Chi poteva affermare con assoluta certezza che quel cielo non era un telo cerato in quel momento? Chi poteva garantire che quei visi della luna non erano palesemente lì per me, e chiunque fosse stato in grado di vederli? Chi poteva persino accertare la mia presenza in quel momento lì dove io ero? E ribaltando il concetto applicandolo all'inverso: come potevo io essere sicuro dell'esistenza di un mondo che non stavo vivendo? Tutti quei pensieri sembravano esplodere tra il tempo e lo spazio, ed esplodevano in modo tale da non preferirne l'uno a discapito dell'altro.


Continua a leggere i racconti di Mauro

 

 


 

Fabrizio

Dopo un’interminabile degenza Alessandro viene dimesso, torna a casa, ma comprenderci è sempre più difficile, è assente, parliamo due lingue diverse. Passano gli anni, mio figlio percorre la via crucis della psichiatria.

Aveva trovato un lavoro e una sistemazione in una comunità ma io non riuscivo ad accettare la mia incapacità di comunicare con lui, di capirlo. Quante volte ho cercato il bandolo per entrare in sintonia, per riuscire ad immaginare cosa succedeva nella sua mente.

E’ così che ricordando il volo a Dinard con l’amato I - REGO ho pensato che per comunicare con mio figlio dovevo innanzi tutto impormi di adeguarmi alla cadenza e i suoi tempi. Era lui la “torre di controllo” era lui che doveva stabiliva e proporre il ritmo della conversazione a secondo delle esigenze del momento. Non dovevo limitarmi a cercare semplicemente di capire il significato delle sue singole parole, dovevo piuttosto sforzarmi di immaginare quello che avrebbe detto.

Dopo molte prove, la “ricezione” dei suoi ragionamenti ha cominciato a migliorare così come lo scambio d’emozioni e idee. Importante è ascoltare, ricordarsi che il “controllo” è lui e farsi guidare dai professionisti.

- Papà … “lo farà”.


Continua a leggere le esperienze di Fabrizio

 


 



Psicoappuntamenti

Presentazione libro: Il volto raccontato. Ritratto e autoritratto in letteratura
un libro che indaga come il volto è stato raccontato dai grandi scrittori. Per chi volesse approfondire l'argomento Patrizia Magli presenterà il suo ultimo lavoro insieme alla semiologa Patrizia Violi
Quando: venerdi 28 aprile 2017 alle 18.00
Dove: libreria Ambasciatori, in via Orefici 19 a Bologna

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