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Si scrive contenzione e si legge legare

Cos'è la contenzione?


“La contenzione non è un atto medico, è una pratica che si appella allo stato di necessità quando non si riesce a fare nient’altro per la persona che sta male”.
Nella puntata di questa settimana la redazione di Psicoradio affronta il tema della contenzione perché è da poco uscita la notizia che tre strutture ospedaliere dell’Emilia Romagna (a Carpi, a Ravenna e a San Giovanni in Persiceto) hanno raggiunto l’obiettivo della contenzione zero cioè non legano più i pazienti ai letti.

 

Esistono delle alternative alla contenzione? Ne abbiamo parlato con Mila Ferri Responsabile per la Salute Mentale dell’Emilia Romagna.
“Esistono diverse strategie per evitare di legare una persona: non si va troppo vicino, non si alza la voce, si mantiene la calma e si propongono delle  alternative. Bisogna investire nella formazione del personale. So che non è facile, ma la contenzione è solo la strada più veloce, ma l’approccio migliore è quello della relazione”.

Ai microfoni della redazione, Mila Ferri sottolinea l’importanza del monitoraggio che la regione Emilia Romagna ha fatto negli ultimi sei anni sui casi di contenzione negli ospedali e soprattutto l’adozione di procedure condivise da dover rispettare e questo “ha portato ad un abbassamento generale dei numeri di persone legate e in alcuni casi all’abbandono della pratica della contenzione”.
Non tutte le regioni però hanno adottato delle procedure generali da seguire: “la situazione in Italia varia da regione a regione e poi non bisogna dimenticare che esistono anche delle differenze tra piccoli centri urbani e le grandi città”. Alcuni Dipartimenti di Salute Mentale hanno adottato in maniera autonoma dei regolamenti in modo da tutelare il paziente che viene sottoposto ad una pratica così violenta.

 

LE PAROLE SONO IMPORTANTI:
Mamma killer il folle pomeriggio
Mamma killer ombre nella mente

 

Questi sono due titoli di un recente articolo de “Il Resto del Carlino” che raccontava del terribile caso di cronaca di una madre che ha ucciso i suoi figli. Nel testo si sottolineava la sofferenza della donna descrivendola come uditrice di voci, depressa e appena dimessa da un reparto psichiatrico.

Psicoradio, ancora una volta, vuole sottolineare l'importanza di alcune parole, soprattutto quando sono usate per descrivere atti così violenti.I dati statistici dimostrano che le persone che soffrono di un disagio psichico non sono dei potenziali assassini o per lo meno non lo sono di più rispetto a chi non lo ha (In Italia una persona su 4 soffre di depressione). Bisogna fare attenzione alle parole che si scelgono e che si usano, perchè si rischia di spaventare le persone che avrebbero bisogno di un supporto psicologico, ma pur di non essere etichettate si allontanano dalle cure.

 

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