Altrimenti ci arrabbiamo…
Seconda parte dell’intervista alla pedagogista Chiara Borgia sul tema rabbia nei bambini
🔊 Puntata 746

“Quando i bambini non vengono coinvolti in eventi significativi loro li sentono, li assorbono e si fanno tutta una serie di fantasie a volte anche angoscianti o colpevolizzanti, perché nessuno magari gli ha spiegato che cosa stava succedendo.”

Chiara Borgia, pedagogista e vice-direttrice della rivista Uppa – Un Pediatra Per Amico, torna a parlarci di rabbia e del suo manifestarsi tra infanzia e adolescenza. La rabbia nei bambini è un’emozione che può risultare spiazzante e complicata da gestire. Per alcuni è incontrollabile, per altri invece difficile da esprimere, come poi accade anche agli adulti, che però, con l’esperienza, possono imparare a verbalizzarla. “Il bambino parla tantissimo attraverso il suo corpo, è lì che trattiene, finché non esplodono emozioni negate. A volte avere mal di pancia, mal di testa o fare pipì a letto, sono espressioni che ci dicono che sta succedendo qualcosa. Il corpo del bambino ci racconta la sua emozione perché lui fa fatica a nominarla: imparare a prenderci cura delle nostre emozioni, e quindi avere un lessico emotivo, saperlo usare, saper riconoscere le emozioni dell’altro sono competenze che si imparano durante lo sviluppo.”

Del resto la rabbia, sia la propria che quella altrui, può insegnare molto a un bambino. Proprio per questo quando si manifesta in lui, magari anche con prepotenza, il bimbo ha bisogno di essere rassicurato dalle persone che se ne prendono cura. A queste la dottoressa Borgia consiglia: “Ad un bambino possiamo insegnare che va bene essere arrabbiati, però quando sono arrabbiato posso avere due regole: non faccio male agli altri e non faccio male a me stesso. Già imparare queste cose sicuramente comporta un apprendimento: ma in quel momento gli stiamo anche dicendo ‘la tua rabbia va bene, quindi tu vai bene’, e contribuiamo così alla costruzione di una sana autostima.”