Mackenzie, artista patafisico, si è inventato un antenato
Alcuni redattori di Psicoradio sono andati in Via Fondazza, nel centro di Bologna, ad incontrare un artista molto particolare
🔊 Puntata 721

Abbiamo visitato la bottega di Mackenzie, luogo di lavoro e di vita, e ci siamo immersi nel suo mondo, discutendo di arte irregolare e un po’ di tutto. Tra le più disparate opere abbiamo riconosciuto gli “scarabattoli”, sculture con le ruote che spesso si vedono in giro per la città.
Mackenzie, anzi Mackenzie 102% Junk Dealer, ci ha raccontato di aver scelto di chiamarsi così in onore di un antenato, figlio illegittimo di una donna nativa americana e di un avventuriero scozzese, che non ha ricevuto nulla dal padre, se non il nome.

Questo antico parente che in realtà non è mai esistito, di certo ha generato l’artista che abbiamo incontrato. Un artista che vuole essere se stesso
oltre il possibile, al 102%. Ai nostri microfoni Mackenzie ha raccontato il suo essere artista e il suo innato amore per la creazione; e che fin dai tempi della scuola si rifiutava di imparare la matematica, ritenendola molto meno utile della sua passione: disegnare, dipingere, creare. Crescendo, ha curato sempre più l’arte, è riuscito a realizzare l’atelier di via Fondazza e ha animato, insieme ad altri artisti, rassegne di street art. Lui, che fin dalla fondazione fa parte del Collettivo Artisti Irregolari bolognesi, dice di seguire la patafisica, la “nonna del surrealismo”, avere come unica musa ispiratrice la libertà e trovare il suo spazio di creazione tra la denuncia sociale e la provocazione.
Insomma, senza dover dare conto a nessuno, non si preoccupa se quello che fa “piacerà o non piacerà”, perché ha “qualcosa dentro che come la lava di un vulcano deve uscire”.