Lezioni di irregolarità
Approfondimento sull’outsider art
🔊 Puntata 628

In questa puntata, realizzata al Festival dell’Outsider Art di Verona, lo psichiatra e psicoterapeuta Giorgio Bedoni approfondisce il tema dell’arte irregolare e racconta la sua esperienza con l’ atelier che ha fondato.

Chi ha inventato il concetto di outsider art? Chi decide cos’è arte irregolare e cosa no? Sono alcune delle domande abbiamo posto a Giorgio Bedoni. Partendo dalle origini del termine outsider art di Jean Dubuffet, passando per artisti come Adolf Wolfli e Aloise Corbaz, Bedoni approfondisce la storia di questa forma d’arte e distingue l’artista irregolare in quanto “più immediato, più libero da condizionamenti, meno dentro le vicende culturali e accademiche, che si esprime senza l’urgenza della prestazione”.

Se per molto tempo l’opera creata da una persona con disagio era letta soprattutto come espressione della sua malattia, verso la metà del Novecento, anche grazie alla fenomenologia e a personaggi come Franco Basaglia, si è verificato un cambiamento di mentalità sia in ambito artistico che, soprattutto, psichiatrico. Si comincia finalmente a vedere l’opera del malato come “una modalità di essere al mondo, una forma di presenza altra e quindi a leggerla in termini empatici”.
Lo psichiatra insiste sull’importanza che la creazione artistica ha per la persona in difficoltà, facendo riferimento anche alla sua esperienza personale e umana con gli artisti che ospita nel suo atelier. Non solo: secondo Giorgio Bedoni l’arte farebbe bene alla psichiatria stessa, che oggi si trova a fronteggiare una profonda crisi ideologica.

“L’arte, oltre ad essere uno strumento per esprimersi e per cercare una propria identità, è una modalità diretta e immediata di inclusione sociale, di poter mettere a contatto con la società persone che soffrono di stigma”.