HIKIKOMORI
Vite chiuse in una stanza
🔊 Puntata 563

   

 

 

“Penso che molte persone hikikomori hanno voglia di comunicare  con gli altri. Probabilmente  questi ragazzi stanno cercando modi per comunicare con gli altri.” (Hiroaki Hambo)

 

Avete mai desiderato rinchiudervi nella vostra cameretta e non uscirne mai più? Agli Hikikomori è successo.
Ma cosa vuol dire essere un Hikikomori?
Sono per la maggior parte giovani che in seguito a una cocente delusione o di fronte ad aspettative troppo alte della società che li circonda decidono autonomamente di ritirarsi nella propria stanza per un lungo periodo di tempo. Il termine deriva da un’auto-definizione che i ragazzi che si sono isolati danno del proprio disagio e della loro impossibilità di uscire da casa o addirittura dalla propria stanza.

 

 

In Giappone si definisce il fenomeno hikikomori come “problema del 2030”, ovvero l’anno in cui questa generazione di hikikomori avrà circa 50 anni e si ritroverà senza i genitori che adesso sono l’unico appiglio reale con il mondo.

 

In Italia, intanto, sono stati censiti circa 30.000 casi di hikikomori e a Bologna è nato il primo laboratorio di artigianato digitale per giovani che si sono isolati dal mondo: si tratta di “Fare Tag – Maestri d’Arte”, progetto della cooperativa Eta Beta.

 

Yuri Iwasaki,  una studentessa universitaria giapponese ed ex hikikomori,  in visita alla redazione di Psicoradio, ci ha raccontato la sua esperienza. 

“Non so spiegare perché sono diventata hikikomori. Il mio medico diceva che avevo una grande rabbia dentro e non sapevo come esprimerla,  però il motivo preciso sul perché sono diventata hikikomori non lo conosco”, racconta Iwasaki, che però ricorda di essere uscita dalla sua camera : “quando ho capito ed accettato questa condizione.”

Ma non sentirete solo lei in questa puntata;  anche l’infermiere e assistente sociale  Hiroaki Hambo descrive  la situazione giapponese , dove quella dei “ragazzi rinchiusi” è una vera e propria emergenza sociale, che il Governo sta cercando di affrontare con numeri di telefono dedicati, informazioni alla popolazione e specialisti che possano aiutare i ragazzi e le loro famiglie.