COSA MI ASPETTO DA CHI MI CURA?
Aspettative e bisogni
🔊 Puntata 559

   

Fare il terapeuta è solo un lavoro, che si conclude quando è finito il tempo del colloquio o della prescrizione di farmaci, o invece possiamo incontrare persone che provano empatia, trasmettono calore, diventano punti di riferimento nei momenti di difficoltà?
Questo interrogativo ha animato una discussione tra redattori/redattrici, e da qui è nata una nostra inchiesta.
Quali sono gli atteggiamenti di chi ci cura che rendono più difficile il rapporto, o  le cose che danno proprio fastidio? Quali sono invece i comportamenti che ci avvicinano alle persone ai quali ci affidiamo?

 

 

“La psichiatra che ho adesso secondo me è molto brava e mi fido molto di lei, ma ha una massa di pazienti, e per questo si attiva solo in caso di emergenza” – sostiene V.
Altri si affidano sia a uno psichiatra che a uno psicologo, per avere meno paura di trovarsi soli in caso di emergenza.
Qualcuno denuncia di aver ricevuto la prescrizione di molti farmaci: “mi è capitato anni fa, al primo appuntamento, con una psichiatra”. – racconta C. – “Io mi aspettavo di poterle parlare di più e avevo una certa avversione verso le medicine. Cercai di spiegarglielo ma lei mi rispose: allora non vuole guarire”.
V. ricorda “Ho avuto uno psicologo che aveva sempre un’espressione fredda e imperturbabile. Si infervorava solo quando sbagliavo i pagamenti”.
“La pastiglia aiuta, ma aiuta molto anche un buon colloquio”
sostiene B.
E’ importante sentirsi accolti da una persona; poi, attraverso questa accoglienza si accetta più facilmente l’uso degli psicofarmaci. Ma se si ha la sensazione che l’accoglienza cominci ad essere sostituita dall’uso dei farmaci, la fiducia stenta a instaurarsi.