GIAPPONE, TREMANTE TERRA DI MANICOMI
Parliamo della 10° nazione più popolosa del mondo, il Giappone
🔊 Puntata 336

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Psicoradio riprende il ciclo Psichiatria nel Mondo: parliamo della 10° nazione più popolosa del mondo, il Giappone.

La redazione intervista l’assistente sociale psichiatrica Yaoko Sakuma che ci ha raccontato come in Giappone il sistema psichiatrico sia ancora incentrato sul manicomio. Il 90% degli istituti è privato, e proprio ciò ostacola una riforma sanitaria. Il 40% dei ricoverati passa in ospedale più di 5 anni e di questi alcuni rimangono anche 20-30 anni. Uno dei temi in discussione, secondo Yaoko Sakuma, riguarda proprio la durata della permanenza in ospedale psichiatrico e il numero di posti letto disponibile.

“Pazienti usciti dall’ospedale non hanno posto dove andare, dopo 300 giorni in ospedale forse hanno perso la casa, hanno perso la capacità di vivere” commenta l’assistente sociale.

 

All’uscita dall’ospedale esistono servizi simili ai centri diurni però sono pochi e tutti privati; soprattutto c’è scarsa informazione. Psicoradio ha fatto una breve indagine, ed ha raccolto alcuni dati ufficiali (del 2010) sconcertanti: secondo l’Associazione Nazionale degli psichiatri e neurologi giapponesi, dal 30 al 40% dei ricoverati totali in ospedale soffre di un disturbo psichico. Il numero è talmente elevato che i 13.000 psichiatrii a disposizione a livello nazionale non è sufficiente.

Yaoko Sakuma  racconta anche come siano aumentati in Giappone  la depressione e l’ansia, causati prima dalla crisi economica che ha investito il paese circa all’inizio del 2000, e poi dal disastro nucleare di Fukushima.

“Gli ospedali non vogliono far uscire i pazienti, non è colpa dei pazienti se non escono ma del sistema che è da cambiare” conclude l’assistente sociale psichiatrica giapponese.
La puntata si conclude con l’intervista allo psichiatra giapponese Kazuo Okawa del Centro Metropolitano per la salute mentale e il benessere sociale di Tokyo. L’età media dei pazienti inviati al Centro è molto alta, circa 49 anni, e il 64% non era mai stato in cura. “Credo che si vada verso un cambiamento perché i famigliari ed i pazienti lo stanno chiedendo con tanta forza”