LA CASA IN COLLINA DEI FOLLI REI – SECONDA PARTE
Gli operatori
🔊 Puntata 295



“Entrare in una struttura e trovare un uomo legato nudo ad un letto di ferro, il letto con un buco al centro per la caduta degli escrementi… mi è sembrata una cosa inimmaginabile”

 

Senatore Ignazio Marino, intervista a Psicoradio

 

Casa Zacchera, a Sadurano, è una alternativa agli OPG che in Emilia-Romagna raccoglie persone provenienti dall’Opg, e le coinvolge in percorsi di riabilitazione in una comunità con le porte aperte.

 

I redattori di Psicoradio hanno incontrato gli internati e gli operatori psichiatrici, per realizzare un documentario radiofonico in due puntate, per approfondire il tema delle alternative agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Il reportage di Psicoradio ha tante questioni da affrontare. Cosa succede in questa comunità originale? Che rapporti ci sono con gli abitanti dei paesi vicini? E poi il tema tanto evocato della pericolosità, quello della colpa e della responsabilità. Tante domande a cui rispondere facendo tesoro dell’incontro di storie, esperienze, sensibilità fuori dal comune.

In questa seconda parte, l’incontro tra la redazione e gli operatori di Casa Zacchera.

Quando, nel 1978, la legge 180 ( la cosiddetta “legge Basaglia”), ha decretato la chiusura dei manicomi per l’inciviltà e l’inutilità di queste strutture, per migliaia di persone sofferenti di un disturbo psichico si è aperta la speranza. Attualmente, però, circa 1600 persone altrettanto sofferenti di malattia mentale sono escluse da questa riforma e continuano a vivere in condizioni orribili: si tratta dei “folli rei”, le persone rinchiuse nei “manicomi giudiziari”, poi denominati Ospedali Psichiatrici Giudiziari, OPG.

I motivi di questa “dimenticanza” della legge 180 sono vari, ma dipendono soprattutto dal fatto che per chiudere anche gli OPG sarebbe stato necessario cambiare il codice penale, procedura lunga e che richiede ampia convergenza politica. Poi la speranza di una vita più dignitosa si è riaperta con il decreto “svuotacarceri” del ministro Severino. Il decreto prevedeva infatti “il superamento” di tutti i 6 ospedali psichiatrici giudiziari italiani, che dovevano venire chiusi entro marzo 2013. Avrebbero dovuto cambiare i luoghi e i modi di curare le persone ritenute incapaci di intendere e di volere nel momento in cui hanno compiuto un reato: gli attuali internati sono circa 1500, e dovranno essere trasferiti in altre strutture (dalle 20 alle 40) più piccole, dislocate in tutta Italia, con una gestione a carico delle Ausl e sorveglianza da parte della polizia penitenziaria solo all’esterno. L’attuazione di questo decreto legge ha però subito uno ulteriore slittamento di un anno.